Biennale Arte Venezia 2024: un viaggio visivo tra storia e contemporaneità

© River Claure - Warawar Wawa (2019-2020), Villa Adela 2019

© River Claure - Warawar Wawa (2019-2020), Villa Adela 2019

La Biennale Arte di Venezia 2024 intitolata "Stranieri Ovunque - Foreigners Everywhere", sotto la direzione di Adriano Pedrosa, esplora temi cruciali come la migrazione, l'identità culturale e le intersezioni di storie personali e collettive. É un'esperienza immersiva e multiforme nel mondo dell'arte contemporanea, con un'attenzione anche alla fotografia come mezzo espressivo. 

Questa edizione presenta una interessante selezione di fotografia contemporanea, con opere che esplorano temi attuali attraverso prospettive uniche. Tra gli artisti presenti più rilevanti segnaliamo River Claure, Sabelo Mlangeni e Kiluanji Kia Henda.

River Claure, è un fotografo e artista visivo noto soprattutto per i ritratti meticolosamente costruiti, i paesaggi magici e le serie di docufiction fotografiche. Nella mostra sono esposti due lavori: Warawar Wawa (2019-2020), un adattamento del Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry ambientato nella Bolivia contemporanea, e Mita (2022-in corso), un sensibile ritratto della vita nelle comunità minerarie andine che rimanda a cinquecento anni di estrattivismo coloniale. Come sottolineato dal curatore della mostra, l’approccio alla fotografia di River Claure è sostanzialmente di tipo performativo: «più che rappresentazioni meccaniche di una realtà data, appaiono interventi giocosi su ciò che diamo per scontato. Una persona ritratta può diventare un attore o una fotografia documentaria può diventare un set cinematografico. Le sue fotografie sono veri e propri ritratti di volti, paesaggi e identità reali e si basano sul suo lungo lavoro all’interno delle comunità».

Sabelo Mlangeni, Mpumalanga, South Africa, 1980, è un fotografo che richiama l'attenzione sulla bellezza, sull'affetto, sulla vulnerabilità e sulla quotidianeita in luoghi inaspettati. Il lavoro di Mlangeni esposto comprende Country Girls (2003-2009), Black Men in Dress (2011) e The Royal House of Allure (2020). Rifiutando sempre di focalizzarsi sulla violenza, i tre lavori mettono in evidenza individui queer in momenti di relax, riposo o divertimento. La fiducia e la vicinanza sono generalmente essenziali per catturare tale intimità. Per questo motivo, Mlangeni trascorre spesso lunghi periodi di tempo con le persone che fotografa, per riuscire a cogliere sia la loro aura unica sia le esperienze universali. The Royal House of Allure è una casa rifugio LGBTQI+ situata a Lagos, in Nigeria. Mlangeni ha instaurato un rapporto con i residenti, documentando sia momenti di festa che scene di vita quotidiana. Similmente, anche se ambientati in Sud Africa, Country Girls e Black Men in Dress descrivono gli aspetti eleganti, provocatori e sentimentali della vita queer in ambienti spesso considerati pericolosi.

Kiluanji Kia Henda è nato a Luanda nel 1979, quattro anni dopo che l’Angola ottenne l’indipendenza dal Portogallo e iniziò la guerra civile nel paese. I tre lavori di Kia Henda presentati alla Biennale Arte, nonostante siano stati realizzati nell’arco di sette anni, sono strettamente collegati:

  • The Geometric Ballad of Fear (2015) è composto da nove fotografie che documentano le ringhiere protettive in metallo dipinte di bianco trovate negli edifici e nelle case in Angola, che sono una caratteristica prevalente nelle grandi città del Sud del mondo con significative disparità tra le loro popolazioni;
  • The Geometric Ballad of Fear (Sardegna, 2019) si compone di nove fotografie, questa volta in bianco e nero, con le stesse griglie in nero sovrapposte come elemento grafico a vedute del paesaggio sardo, affacciato sul Mediterraneo;
  • A Espiral do Medo (2022) utilizza le vere ringhiere metalliche prese dagli edifici e dalle case di Luanda che interessarono l'artista nel 2015. Sebbene realizzata con ringhiere metalliche che un tempo offrivano una solida protezione a chi si trovava all'interno, la scultura su larga scala ora sembra permeabile e piuttosto instabile – somigliante a una sorta di rovina – e serve come mero emblema della paura.

Tra gli eventi collaterali segnaliamo South West Bank, Landworks, Collective Action and Sound, mostra dedicata alle opere realizzate da artisti, collettivi e alleati della Cisgiordania meridionale in Palestina e dintorni. Organizzata da Artists + Allies x Hebron e in collaborazione con Dar Jacir Art and Research a Betlemme. Questa mostra offre un panorama di narrazioni frammentate e visioni personali sulla sopravvivenza, l'inventiva, l'apertura, la coltivazione e il senso di comunità. Con oltre 20 artisti e collettivi di diverse generazioni, si evidenziano pratiche resilienti che uniscono conoscenze ancestrali e gesti umili a tecnologie moderne e simbolismi potenti. Le opere rafforzano il legame tra espressioni culturali e i paesaggi urbani e agricoli in evoluzione, comunicando pratiche agricole e metodi di coltivazione indigeni come forme di resistenza sensoriale. La danza, la musica e i rituali acustici vengono visti come poesia, autonomia e sostentamento. La mostra mette in luce le narrazioni storiche e la simbiosi tra vegetazione e natura in un contesto mutevole, senza trascurare le esperienze di dislocazione ed esilio.

Questi artisti, insieme ad altri presenti alla Biennale, offrono una panoramica diversificata e stimolante sul ruolo della fotografia contemporanea come mezzo di indagine e riflessione critica. La curatela di Adriano Pedrosa riesce a mettere in luce le molteplici voci e storie che la fotografia può raccontare, rendendo la Biennale un luogo imperdibile per gli appassionati di arte e fotografia contemporanea.

Dietro le quinte