Chiara Samugheo, la fotografa delle dive

© Chiara Samugheo - Gina Lollobrigida
15 Marzo 2023

Ho conosciuto personalmente Chiara Samugheo nel 2014, in occasione della presentazione del libro dedicatole dalla FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche), nella collana Grandi Autori.
Sono stato veramente colpito dalla sua bellezza ed eleganza e dalla sua capacità di stabilire un rapporto cordiale anche con persone sconosciute, pur nella sua apparenza di diva irraggiungibile d’altri tempi. Difficile per il moderatore controllarla nell’eloquio, mentre raccontava le tappe della sua carriera ed i rapporti di amicizia con le persone ritrattate.

I suoi primi lavori sono di reportage su fenomeni magico-religiosi dell'Italia del Sud, come le “Tarantolate” (1953), di denuncia sociale e di attualità: ritrasse le baraccopoli napoletane (1955), il “Prete degli scugnizzi” Don Mario Borrelli che si dedicò al recupero dei bambini di strada (1954), la “Donna dei miracoli”, rappresentata con naturalezza nel rapporto con i suoi fedeli. Il 26 ottobre 1954 Trieste venne ufficialmente dichiarata italiana e la Samugheo, come inviata della rivista “Le Ore”, realizzò un significativo servizio che venne pubblicato nello stesso anno.
In seguito lavorò per i maggiori periodici internazionali e le più importanti riviste, di cui curò le copertine; pubblicò diversi libri e fotografò, a partire dalla fine degli anni '50, le maggiori star internazionali (tra cui Liz Taylor, Shirley MacLaine, Monica Vitti, Sophia Loren, Claudia Cardinale, Raffaella Carrà e Gina Lollobrigida).
Il periodo della "dolce vita" decretò il successo di un nuovo tipo di fotogiornalismo e di riviste. Copertine e servizi dovevano documentare la figura della "diva", della donna cinematografica, come oggetto del desiderio. Le foto di Chiara Samugheo presero le mosse da questo contesto, con l’intento di restituire al corpo-oggetto delle dive una femminilità e una personalità reali, qualcosa di intimo, in contrapposizione all'ambiente effimero costruito intorno ai loro corpi.

In tutta la sua vita professionale realizzò 165.000 scatti. L'imponente archivio delle foto di Chiara Samugheo è conservato presso il Centro studi e archivio della comunicazione (CSAC) dell'Università di Parma. Una piccola parte del suo fondo, e precisamente 487 foto, si trova invece presso la Fondazione 3M a Pioltello.

(Fonti per la ricerca storica: Wikipedia e FIAF-Grandi Autori della fotografia contemporanea)

Chiara Samugheo

Chiara Samugheo

Nacque a Bari nel 1925, anche se per tutta la vita dichiarò come anno di nascita ufficiale il 1935. Contrariamente ai desideri dei genitori, che l'avrebbero voluta maestra di scuola, la Samugheo partì per Milano nel 1953. Qui iniziò a frequentare l'ambiente intellettuale di Enzo Biagi, Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini e Giorgio Strehler, che le propose di frequentare corsi di recitazione e mimo. In questo periodo conobbe Pasquale Prunas, fondatore della rivista culturale “Sud” e suo compagno di vita, che le suggerì di trasformare il suo cognome (Paparella) assumendo quello del paese sardo di Samugheo, e la coinvolse nella redazione di una nuova rivista, “Le Ore”, che si occupava di fotogiornalismo internazionale, sullo stile di “Paris Match”. La fama della Samugheo crebbe: lavorò a Hollywood, in Spagna, in Russia, in Giappone; fu ospite dello Scià di Persia e del produttore hollywoodiano Joe Pasternak. Dopo aver vissuto a Roma per diversi anni, nel 1987 si trasferì a Nizza, dove aprì il suo atelier in Rue Droite, la strada degli artisti. Divenne cittadina onoraria della Francia e il 2 giugno 2003 venne insignita del titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana. Chiara Samugheo è deceduta a Bari nel gennaio 2022.