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Lucio Valerio Pini: visioni di un fotografo creativo

©  Lucio Valerio Pini - Collage

©  Lucio Valerio Pini - Collage

Partecipando a quella interessante esperienza di fotografia e vita costituita dalla lista virtuale “Photomeeting”, un’antenata dei gruppi di Facebook, mi è capitato di conoscere ed apprezzare quotidianamente l’opera di Lucio Valerio Pini, che purtroppo ci ha lasciati nel 2021. Un fotografo creativo che ha percorso negli anni tutte le possibilità espressive della fotografia per arrivare ad una personalissima rappresentazione della donna, frutto di una solida formazione classica e della sapiente capacità nell’uso della tecnologia digitale per costruire immagini originali di forte impatto visivo. Mi piace far conoscere questo autore alla nostra comunità, per la sua originalità ed attualità. Così ho cercato di sintetizzare il suo percorso artistico, attraverso le sue parole, che in una precedente lontana occasione ho avuto l’opportunità di raccogliere in una sorta di intervista a distanza.

Essenzialmente si riteneva un fotografo, sempre alla ricerca del nuovo o, perlomeno, di ciò che è diverso, insolito, sorprendente, magico, assurdo da fotografare. Non gli interessava la realtà, la certezza di ciò che stava davanti al suo obiettivo, ma era alla ricerca di ottenere immagini con creatività e fantasia. Non aveva importanza il mezzo da utilizzare, fosse esso la macchina fotografica, la fotocopiatrice, il computer, le macchine e i materiali per lo sviluppo istantaneo. Sicuramente tali mezzi hanno alimentato una parte del processo di creazione delle sue immagini, ma non lo hanno esaurito. Era alla ricerca di nuove espressività per contaminare la purezza del linguaggio fotografico, forzando tecniche riproduttive ormai consolidate e avvalendosi di moduli estetici presi in prestito da altri linguaggi e da altre arti.

Partendo dall'utilizzo della macchina fotografica e solo successivamente con l'uso del computer, cercava di sostituire l'universo conosciuto con un universo proprio fatto di altri segni e di altri colori. Ha sperimentato le ampie, ma pur sempre limitate, possibilità di manipolazioni della pellicola a sviluppo istantaneo Polaroid, mentre la tecnica digitale gli ha fornito una sconfinata gamma di possibilità di stravolgere la reale composizione della fotografia realizzata, per crearne un'altra, diversa. Non più foto, ma immagini. Così ha potuto inserire nella foto originale altre immagini che in qualche modo avessero attinenza, anche vaga, con il soggetto principale, trasportando il soggetto fotografato anche in luoghi diversi da quelli in cui è stato ripreso, collocandolo in spazi e tempi magari antitetici tra loro.

I suoi riferimenti culturali sono stati i modelli della pittura classica, del Surrealismo, della Pop Art, dell'Espressionismo Tedesco. Ma anche l'arte del Rinascimento e del Barocco, il Futurismo e l'arte pittorica dei primi anni del Novecento europeo. Ha amato artisti del passato come Leonardo, Botticelli, Caravaggio e artisti contemporanei come Mondrian, Magritte, Otto Dix, Vasily Kandinskij e Robert Rauschenberg.

Nel suo approccio creativo non aveva mai nulla di predefinito, di progettuale; così, si lasciava sempre prendere dall'istinto. L'operazione principale era diretta a sollevare l'immagine fotografica dal suo compito essenzialmente referenziale per trasportarla in un ambito immaginario. I suoi lavori sono all'insegna del sogno, del colore, della fantasia, dell'immaginazione. Manipolava, trasformava, accostava, alterava i rapporti di cromatismo che sarebbe legittimo attendersi. Nell'atto creativo aveva sensazioni che sono quasi impossibili da restituire agli occhi degli altri ed allora ecco i foto-collage, ecco le Polaroid creative, ecco i mosaici di Polaroid, ecco le elaborazioni digitali. I segni certi di una fotografia si fondono con gli incerti segni di un percorso grafico, di uno sfondo fantasioso da lui ideato e poi impresso manualmente o al computer sulla fotografia stessa per ottenere accostamenti impossibili nella realtà ma possibili nel sogno e nelle favole. Riteneva che tra il certo e l'incerto ci sia un illusorio probabile. Principalmente erano i sogni e la fantasia a dargli l'ispirazione. Le segrete stanze della sua fantasia erano composte di specchi appesi su pareti sghembe, difficili da praticare, ma l'immaginazione trova sempre spazi addosso a questi muri su cui appendere ritagli di sensazioni da ricomporre poi in nuove immagini per altre stanze, segrete o aperte al mondo. Un visionario sempre alla ricerca di strumenti e soluzioni che risolvessero la sua volontà espressiva.

Uno dei principali soggetti è stata la raffigurazione della donna nei suoi infiniti e mutevoli aspetti, ieri come oggi. La donna ha rappresentato una sorta di archetipo, presente e prepotente nella sfera complessa dell'intimo dove sogno, realtà, sentimenti, ricordi, fantasia ed esperienze s'intrecciano in un inestricabile convergenza di sensazioni. La rappresentazione delle donne che aveva incontrato, conosciuto o quelle che non ha potuto conoscere, ma che avrebbe voluto conoscere.

Lucio Valerio Pini

Lucio Valerio Pini

È nato nel 1935 a Roma, dove è mancato nel 2021. Laureato in Sociologia ha iniziato a fotografare nel 1988. Ha frequentato numerosi corsi di fotografia tenuti da maestri come Franco Fontana, di cui si considera allievo, Giuseppe Pino, Giorgio Lotti, Ferdinando Scianna, Ralph Gibson, Alberta Tiburzi, Alberto Schommer, Maurizio Galimberti. Ha tenuto corsi di fotografia e di storia dell'immagine fotografica in varie sedi tra cui in quella della Seconda Università di Roma "Tor Vergata". Ha ottenuto premi e riconoscimenti per i suoi lavori che ha esposto in numerose mostre collettive e personali. Hanno pubblicato sue foto riviste come "Photographie Magazine", "Zoom", "Reflex", "Fotografare", "Gente di Fotografia", "Il Venerdì di Repubblica", "RL - Regione Lazio", "Arrivederci" dell'Alitalia, "Anna" di RCS, "Calumet", "P" di Polaroid, "Computer Art", "Photo-book" greco, la spagnola "FV - Foto Video Actualidad", che gli ha dedicato un portfolio e la copertina, la messicana "FotoZoom". La casa editrice Editalia ha pubblicato un volume di sue foto intitolato "Immagini di Roma". Diverse gallerie fotografiche on-line italiane ed estere hanno accolto i suoi lavori.