“SACRED BREAD – Le vie del pane”, mostra fotografica e libro con le foto di Stefano Torrione, è uno scenografico affaccio sul mondo culturale e simbolico del pane, che era ed è tuttora la fonte essenziale di nutrimento, il cibo di base presente sulle tavole di quasi tutto il pianeta.
Stefano è un fotografo che ha saputo affiancare alla capacità tecnica una solida preparazione etnografica che arricchisce la sua ricerca documentaria. Quando si imbatte nel libro “Pane nostro” di Predrag Matvejevic, saggista e pensatore bosniaco, in lui cresce la consapevolezza della dimensione storica e simbolica di un elemento basilare del nostro vivere quotidiano. A questa attenzione non è certamente estraneo il fatto che nella famiglia Torrione il pane si faccia in casa.
L’era della produzione organizzata dall’uomo inizia con la scoperta del pane: prima di allora il sostentamento era in balia dei rischi legati alla caccia e alla pesca. Con il pane si crea un nuovo modello di vita, perché la possibilità di immagazzinare riserve di cibo apre uno spazio di tempo libero, che permette agli umani di dedicarsi a un pensiero culturale e sociale.
Tutte le grandi civiltà hanno avuto una produzione del pane molto elaborata, come testimoniano le pitture tombali dei faraoni egiziani e gli affreschi recuperati dagli scavi di Pompei. Fatto con pochi semplici ingredienti, si capisce bene il perché fosse considerato anche come un simbolo religioso, nelle diverse civiltà antiche sviluppatesi nel bacino mediterraneo.
Da questi elementi, prende forma il progetto di Torrione, dai contorni ambiziosi e dai larghi confini, che parte nel 2018. La pandemia ne blocca lo sviluppo; passata l’emergenza, il progetto viene ripreso e concluso nel biennio 2024/25.
È un progetto di ampio respiro che Stefano porta avanti con i propri mezzi, rafforzato e spinto dal desiderio di conoscere e comprendere, riuscendo a svincolarsi dalla pratica professionale di committenze editoriali, giornalistiche e aziendali.
Stefano Torrione conduce il pubblico verso un itinerario circolare di sedici tappe attorno al bacino del Mediterraneo, producendo un grandioso affresco di cui quasi 200 fotografie riportate nel libro e 77 stampate in grande formato esposte nella mostra “SACRED BREAD”.
Torrione ha ricostruito e ripercorso le rotte ancestrali del pane: dalla Mesopotamia alle sponde del Mar Mediterraneo, dal Corno d’Africa all’Algeria e ai monti del Marocco, dalla Spagna alla Francia, fino all’Italia. Il viaggio prosegue poi attraverso Sarajevo, la Grecia del Monte Athos e giunge fino a Konya, antica città della Turchia dove è stato ritrovato il pane più antico del mondo. La narrazione del viaggio è suddivisa in sedici tappe, tre delle quali si trovano in Italia, in Sardegna, Sicilia e Puglia, dove il Pane Sacro assume un ruolo centrale, non solo per la loro posizione geografica nel cuore del Mediterraneo, ma anche per il ruolo storico di crocevia di civiltà e tradizioni che nei secoli hanno attraversato questo mare e incrociato le diverse culture.
SACRED BREAD va guardato e interpretato secondo una duplice visione, quella fotografica e quella simbolica.
La visione fotografica ci restituisce immagini di un bianconero luminoso e netto, quasi sempre incentrate sugli sguardi o sul corpo delle persone. Sono immagini dirette ed espressive nelle quali si nota una composizione asciutta, senza retorica e senza alcuna cessione al formalismo e all’estetismo. Seguono il tipico linguaggio della classica fotografia documentaria, perché Torrione inserisce anche fotografie - come la folla in Iraq o la danza dei dervisci rotanti - che illustrano il contesto nel quale il pane viene prodotto, dispensato e anche benedetto e santificato.
La scelta del bianconero si rivela particolarmente azzeccata, sia perché il pane ha un colore più o meno chiaro, sia perché si nota maggiormente il contrasto con gli ambienti scuri dove si svolgono i riti e con le vesti scure dei celebranti o dei devoti.
L’approccio di Torrione ai soggetti ripresi è un altro aspetto da sottolineare.
Sia che si tratti di riti e celebrazioni o consumo quotidiano, l’Autore riesce a cogliere i diversi soggetti - solitari, in piccoli gruppi o circondati dalla folla festante ed estatica, nelle case, nei luoghi di culto, in luoghi remoti- con una vicinanza e con una intimità fuori dal comune. Si pensi per esempio alle fotografie di donne in situazioni dove cultura e religione le vorrebbero tenere appartate e comunque lontane da uomini estranei.
Per la sua durata e per l’assenza di committenza, il lavoro di Torrione pare ricalcare l’esperienza di alcuni fotografi della celebre agenzia Magnum che hanno spesso lavorato su storie di lungo respiro, ispirate ed elaborate da istinti personali e da precise prese di posizione.
La visione simbolica si allarga oltre la sacralità del pane e diventa ricerca etnografica. Ecco allora che arriviamo a comprendere il sottotitolo della mostra che recita “Le Vie del Pane”, cioè i percorsi che si diramavano nello spazio e nel tempo, nel passato e nella memoria. È un intreccio che vive tuttora, passando per le pianure, scavalcando le montagne, penetrando nel deserto, navigando nei mari. Ancora oggi è arduo definire dove cominciano e dove finiscono, nella realtà e nell'immaginazione.
È probabile che seguendo il tragitto del sole le antiche vie del pane andassero da Oriente a Occidente. Le barche trasportavano il frumento per mari e fiumi, sul continente si faceva ricorso a carri e animali da soma, mentre le abilità e gli usi restavano nella storia, nella memoria e nella cultura dei popoli.
La saga documentaria di “SACRED BREAD” rinforza l’idea di un Mediterraneo uno e plurale attraverso le sue identità culturali. La produzione del pane unisce le nazioni del Mediterraneo confrontandole con un passato comune.
Qui il Pane Sacro espone sulla propria crosta i segni della storia.
Fotografarlo è come ritrarre l’intera umanità. In questa prospettiva SACRED BREAD invita a riflettere sui conflitti del nostro tempo: ciò che accomuna le culture è maggiore di ciò che le divide.
Il pane è un simbolo di pace.

